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Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano

Il parco è stato istituito nel 1991 comprende un'area dell'Italia meridionale, situata in provincia di Salerno, che si estende dalla costa tirrenica all' Appennino, per circa 2400 km2; comprende il monte Cervati che, con i suoi 1898 m, è la massima vetta della regione e i monti Alburni. Il suo mare caratteristico ha dato origine a una costa frastagliata, lunghe distese di sabbia si alternano a favolosi strapiombi. La fascia litoranea raccoglie la storia fin dall'epoca greca, il passaggio di queste civiltà ancora oggi si può vivere e toccare con le mani. Importanti insediamenti umani, sono testimonianza le aree archeologiche di Paestum e Velia. Come non si può ricordare le narrazioni di Omero che citava la costa del golfo di Policastro nella sua "Odissea". Nella zona interno non mancano gli insediamenti umani, poiché la paludosa piana del Sele (bonificata solo nel XIX secolo) spinse alla colonizzazione della fascia appenninica. Caratterizzata da aspri rilievi, offre un panorama naturalistico di grande interesse, citiamo le grotte di Pertosa, Castelcivita, il fiume Calore dove possiamo trovare anche esemplari di lontre. Mentre a est la depressione percorsa dal fiume Tanagro, forma il Vallo di Diano, la stessa rappresenta una separazione molto marcata dalla dorsale dell'Appennino lucano. Nel vallo di Diano è molto rinomata la Certosa di Padula; scendendo di nuovo verso il mare a sud-ovest incontriamo il fiume Bussento che sfocia nel golfo di Policastro.
 
 

Cenni storici su Agropoli

Il promontorio su cui sorge Agropoli vide la presenza dell'uomo fin dal neolitico, ma solo nelle successive età del bronzo e del ferro fu abitato in modo stabile e continuo da popolazioni indigene dedite alla caccia ed alla pesca. Dato che ad est del promontorio, alla foce del fiume Testene, si apriva una riparata baia naturale, oggi quasi interamente insabbiata, i Greci prima e dopo la fondazione della vicina città di Poseidonia la utilizzarono per i loro traffici con le popolazioni locali, dando al promontorio il nome di PETRA ed edificando su di esso un tempio dedicato ad Artemide, dea della caccia. In età romana sul litorale di 5. Marco, ad oriente del promontorio ed alla destra del Testene si sviluppò un borgo marittimo chiamato ERCULA, che fiori, come è stato accertato, tra il I secolo a. C. ed ilV d. C. Esso ebbe un'intensa attività commerciale, specie a partire dal Il secolo d. C., quando il porto della vicina Poseidonia (allora detta dai Romani Paestum) incominciò progressivamente ad insabbiarsi a seguito del bradisismo litoraneo. Allorché, nel corso del V secolo, le incursioni dei Vandali, provenienti dall'Africa, resero difficile la vita ad Ercula, i suoi abitanti si ritirarono sul prospiciente promontorio, che offriva maggiori possibilità di difesa. Nel corso del VI secolo poi, svolgendosi la guerra greco-gotica, i Bizantini ebbero necessità di un approdo sicuro e protetto a sud di Salerno e, pertanto, fortificarono questo sito, dando ad esso il nome di ACROPOLIS (città posta in alto). Verso la fine dei VI secolo l'invasione longobarda costrinse il vescovo di Paestum a rifugiarsi ad Agropoli, che divenne allora non solo sede di Vescovato ma anche il centro principale dei superstiti territori bizantini della Lucania tirrenica. Agropoli rimase in mano ai Bizantini fino all' 882, quando la cittadina cadde in potere dei Saraceni, che vi crearono una temibile base fortificata, un ribat, che essi tennero fino al 915, anno in cui, sconfitti i Saraceni al Garigliano, Agropoli fu sgombrata e tornò sotto la giurisdizione dei Vescovi, che nel frattempo avevano stabilito la loro sede a Capaccio. Da allora tutta la restante storia medioevale della cittadina si svolse sotto la tutela dei Vescovi, che, tranne brevi periodi, la possedettero fino al 1436, quando fu infeudata ai Sanseverino, conti di Marsico e baroni di Cilento. Con alterne vicende i Sanseverino tennero Agropoli fino al 1552 allorché Ferrante Sanseverino principe di Salerno, accusato di tradimento, fu costretto a rinunciare a tutti i suoi feudi. Agropoli successivamente passò ai DAyerbo d'Aragona, ai Spicadore, ai Grimaldi, agli Arcella Caracciolo, ai Mendoza, ai Fìlomarino, ai Mastrillo, agli Zattara ed, infine, ai Sanfelice, duchi di Laureana, che tennero la cittadina fino all'abolizione della feudalità nel 1806. Agropoli fu particolarmente colpita dalle incursioni barbaresche del XVI e del XVII secolo, che la spopolarono al punto che gli abitanti si ridussero solo a qualche centinaio.
 
Storia di Velia
La fondazione dell'antica città di Velia si deve ai Focei, abitanti della città di Focea in Asia Minore, verso il 540 A.C. Le città greche d'Asia Minore nel VI sec. a.C. fùrono interessate dagli attacchi dei persiani e così pure Focea i cui abitanti lasciarono la città e si diressero con le loro imbarcazioni verso Occidente; si fermarono ad Alalia, in Corsica, dove già era un loro emporio e qui si diedero al commercio e alla pirateria (molto praticata in antico) fino a provocare la reazione di. Etruschi e Cartaginesi, lesi nei loro interessi commerciali, che sconfissero i Focei nella battaglia navale di Alalia. I superstiti con una ventina di navi ripararono a Reggio dove un cittadino di Poseidonia. interpretando un responso eracolare, indicò loro il sito dove avrebbero dovuto fondare la città (Erodoto). I Focei si insediarono sul promontorio e nella piccola valle a sud che ancora oggi porta il nome della antica città. li primo nucleo abitativo si estendeva dall'acropoli alle pendici meridionali della città, fino all'insula seconda, protetto da una cinta muraria difensiva, dallo spessore ancora ridotto di 1,8 metri, che seguiva il crinale della collina. A pochi anni della fondazione, nel V sec. Velia era una città abbastanza florida, annoverava tra i suoi cittadini le illustri menti di Parmenide e Zenone che le diedero anche una legislazione. Il suo sistema difensivo, non limitato solo alla città ma esteso a tutto il territorio, le permise di tamponare con successo la pressione dei Lucani nel IV sec. a.C.. Nel periodo romano - repubblicano Velia fù alleata di Roma e la sostenne nelle sue guerre di conquista; nell'88 a.C. divenne Municipium, ospitò Bruto, che vi aveva una villa e Cicerone. durante il periodo della guerra civile. Nel periodo romano - imperiale Velia fù molto apprezzata corna località di villeggiatura per il suo dolce clima; fu sede di un'antica scuola medica (vedi scheda). L'economia della città comunque inizia ad accusare colpi sia per L'ulteriore insabbiamento dei porti, che per l'esclusione geografica dai grossi assi stradali. Nel Medioevo furono soprattutto abitate le parti alte della città, meglio difendibili e lontane da zone soggette all'impaludamento. Prima di iniziare la descrizione delle rovine della antica città è bene dare un rapido sguardo al suo territorio (ulteriori approfondimenti nella apposita scheda). il territorio che Velia controllava si estendeva alle spalle della città comprendendo. per ciò che riguarda l'orografia, l'area montuosa che va dal Massiccio del Monte Stella al Gelbison, spezzata dal corso del fiume Alento; per ciò che riguarda la costa, il g4fo di Velia era chiuso a nord dal promontorio di Licosa e a sud dal promontorio di Palinuro. La situazione topografica dell'area scelta dai Foceì per la fondazione della città era in antico diversa dall'attuale? il promontorio, che fu sede del primo abitato, si protendeva nel mare che lambiva a sud il quartiere meridionale; a nord sorgeva un altro quartiere della città. sul tratto costiero settentrionale sfociavano due fiumi, l'Alento e il Palistro, quest'ultimo. che era un affluente del"Alento, dovette forse essere sfruttato per la costruzione di un porto fluviale. La città aveva un sistema difensivo rappresentato da una cinta muraria ben congegnata: essa si snodava lungo il crinale della collina per arrivare a Castelluccio (torre di guardia che chiudeva le fortificazioni a nord) da dove vi discendeva per arrivare a Porta Marina Sud, da qui risaliva verso Porta Rosa. lasciando così l'acropoli fuori le mura, a nord della cinta muraria, che segue il crinale del colle, si innesta un altro braccio di essa che scende fino a porta Marina Nord e chiude, in tal modo, il quartiere settentrionale, il promontorio faceva da divisorio ai due quartieri della città, il quartiere Sud e quello Nord, che comunicavano tra loro tramite la via di Porta Rosa. L'acropoli fu sede del primo impianto urbanistica della città; le abitazioni, di cui è rimasto solo lo zoccolo in pietra (l'alzata doveva essere in mattoni crudi e non si è conservata), disposte su terrazzi si aprono verso oriente su tracciati stradali con direzione nord - sud, sui quali si innestano stradine più piccole con direzione est - ovest; questo villaggio è costruito in tecnica poligonale, messa in opera molto accuratamente (poligonale lesbio), tecnica costruttiva tipica dell'Asia Minore. Alle spalle del villaggio si può notare un grosso muro di terrazzamento che si sovrappone alle case in poligonale, costruito verso il 480 a.C. e che rientra in una prima sistemazione dell'acropoli; da questo momento il villaggio sull'acropoli non è più in funzione e comincia l'urbanizzazione delle parti basse della città. L'acropoli ospita da ora monumenti sacri e pubblici: il grande tempio, sicuramente ionico, forse dedicato ad Atena, databile intorno al 480 a.C., che veniva ad obliterare monumenti sacri più antichi come potrebbero dimostrare i rinvenimenti di antefisse ioniche databili intorno al 530 a.C. e il bel muro in poligonale a spigoli vivi; al tempio si sovrappone la torre medievale di età angioina (XIII sec). Al III sec. a.C. si data invece il teatro, addossato al muro di terrazzamento del tempio, di cui rimane l'anàlemmna (muro portante) e tratti delle gradinate; ad esso fanno subito seguito, poco più a sud, i resti di un edificio rettangolare che forse serviva a contenere offerte votive ( tesauròs). L'accesso al santuario viene trasformato con la costruzione di una strada monumentale che, passando per una rampa sugli antichi terrazzamenti, raggiunge un propylon di ingresso al santuario maggiore. Dinanzi al grande muro di terrazzamento viene impiantata una stoà e un altro porticato veniva costruito ad ovest del tempio. Proseguendo verso est, passando vicino ad una cisterna romana. ci si incammina verso alcuni piazzali sacri costeggiati dalle mura che recingono la città. Sulla prima terrazza si notano i resti dì un portico ad U, basamenti di stele, resti di un altare, una stele iscritta con dedica a Poseidon Asfaleiou (protettore) di IV sec. a.C, ci dice che questa terrazza era sacra a quel dio. Il tragitto, che arriva fino al Castelluccio, estrema fortificazione della cinta muraria, costeggia le mura che hanno avuto varie fasi costruttive: da una fase arcaica poligonale con alzate in mattoni crudi, si arriva alla sistemazione della cinta muraria che fù rafforzata nel IV sec. aC. in opera quadrata con alzata in mattoni cotti e torrette a distanza regolare. Si passa così sopra Porta Rosa e dopo circa 400 metri si trova l'innesto delle mura che cingono il quartiere settentrionale, subito dopo ci si presenta davanti un grosso spiazzo preceduto dai resti di un tempietto in antis di tarda età ellenistica; l'area di circa 100 mq denominata volgarmente Ara Pagana, sostenuta da terrazzamenti e con un grosso altare (m 25x7), serviva forse per adunate pubbliche di tipo religioso e politico. A circa 300 in dall'Ara Pagana, continuando a seguire le mura che incorporano numerosi torri, ~ una poderosa fortificazione (in 27x10,80) denominata Castelluccio, estremo punto difensivo dove si raccordano i due bracci delle mura, quelle del crinale e quelle che scendono verso sud, che raggiungevano il mare. Seguendo le mura, interrotte in qualche tratto, si arriva al quartiere meridionale ben fortificato. Le poderose fortificazioni erano costruite in grossi blocchi di arenaria con lavorazione in bugnato, in esse si apriva una porta, Porta Marina Sud, che spezza il loro andamento. L'impianto della porta risale al V sec. a.C. ed ha avuto vari rifacimenti. [I quartiere meridionale, il più esteso della città rientra nelle trasformazioni urbanistiche della prima metà del V sec. a.C.. La città, come dimostrano anche gli scavi in loc. Vignale, viene organizzata con un sistema ortogonale dì strade e case con la classica suddivisione "per strigas", caratterizzata da strade parallele larghe in 4,40; ogni insula misurava m 37,35 mentre la larghezza di una unità abitativa era di in 15,50 e risultava dalla divisione dell'insula in due parti uguali, ogni lotto misurava quindi in 17,50 x 16,50. Alla fine del IV sec. a.C. l'area meridionale fu forse interessata da fenomeni alluvionali e accolse abitazioni ed edifici pubblici. 11 rinnovo monumentale dell'impianto urbano della fine del IV sec. a.C. vede la città bassa inglobata tra i quartieri urbani; la nuova sistemazione del vecchio quartiere meridionale evidenzia una diversità di orientamento rispetto all'impianto urbanistico dei quartieri di loc. Vignale. Entrando da Porta Marina Sud, preceduta da una muro in c.d. tecnica velina, abbiamo sulla sinistra l'insula prima che ospita varie abitazioni con ambienti disposti intorno ad un cortile fornito di impluvio e pozzo. Sulla destra di Porta Marina Sud si trova l'insula lI che pure dal III sec. a.C. al I a.C. ospitò delle abitazioni; nel I sec. A.C. le abitazioni cedettero il posto ad un complesso di edifici costituito da un criptoportico ad U e da un triportico, con colonnato su tre lati e scalinata di accesso; il triportico è del II sec. dC.. Nel complesso si può riconoscere un caesareum, edificio cioè adibito ai culto dell'Imperatore. Sulla sinistra si imbocca la via del pozzo sacro costeggiata da un edificio termale probabilmente del II sec. d.C., con all'interno un bel mosaico a tasselli bianchi e neri, si giunge così al pozzo sacro, costruito in tecnica velina e risalente al LU sec. a.C.; esso raccoglie offerte votive ed era forse dedicato ad Eros, come potrebbero indicare le lettere EP incise sulla roccia retrostante. Tornando indietro si imbocca la strada a sinistra, e la strada che ci condurrà a Porta Rosa, detta appunto via di Porta Rosa, forse l'antica via del nume, menzionata in un frammento dell'opera di Parmenide, la cui pavimentazione è in blocchetti di calcare posti di taglio. Proseguendo per questa strada sulla destra si nota una struttura tutta ricoperta internamente di cocciopesto; una vasca per l'alimentazione idrica delle terme; più o meno di fronte, sulla sinistra. vi sono i resti di due torri poste a '25 metri l'una dall'altra che appartenevano alle antiche mura di recinzione della città; a fianco della seconda torre si apre una porta che immetteva su una strada che conduceva all'acropoli; al di là della porta vi sono i resti di un quartiere di età ellenistica. Continuando per la via di Porta Rosa, sulla destra notiamo un grande spiazzo identificato, con i primi scavi, come Agorà, il cui primo impianto risale al V sec. a.C, rifatto poi completamente nel III sec. a C.; è comunque probabile che tale complesso monumentale, con alle spalle botteghe precedute da portici su tre lati, sia una spiazzo a fontane, alimentate da abbondanti sorgenti. Più in alto, a sinistra, si nota una fonte incastrata nelle mura di terrazzamento e ricoperta in antico da un tetto a doppio spiovente e che risale nel suo primo impianto al VI sec. a.C.. Sulla destra di via di Porta Rosa si possono notare i resti di un impianto termale di età ellenistica risalente ai primi decenni del III sec. a.C., alimentato da una sorgente molto ricca, rappresenta uno degli esempi più antichi di impianti termali ellenistici di Magna Grecia; dispone di un impianto ad ipocausto che serviva a mantenere calda la temperatura dell'acqua e di un secondo praefumium nello stesso vano caldaia, la decorazione all'interno era a mosaico. Ripresa la ripida salita di via di Porta Rosa, all'improvviso, dopo la curva ci appare l'arco monumentale di Porta Rosa preceduto da Porta Arcaica; l'impianto di "Porta Arcaica", fatto risalire nei primi scavi, al VI sec. a.C., secondo studi più recenti è contemporaneo a Porta Rosa: vera e propria porta, chiudeva in funzione del quartiere meridionale; è forse questa la porta menzionata da Parmenide, nel suo poema, attraversata dalla via del nume. alle spalle di porta arcaica è l'arco monumentale di Porta Rosa; preceduta da muri di terrazzamento in opera isodoma, Porta Rosa. sistemazione monumentale della gola entro cui viene impiantato questo arco greco, presenta una volta a tutto sesto con conci radiali, sormontata da un arco di. scarico; tale monumento,' proporzionato in tutte le sue parti, è datato al IV sec. a.C. ed è opera unica di tutta la Magna Grecia. Da Porta Rosa la strada dirige verso il quartiere settentrionale, ancora poco esplorato, circondato da mura che lo chiudono a nord con una porta detta Porta Marina Nord. Questo quartiere da quanto traspare da alcuni dati archeologici, fu abbandonato verso il III sec. a.C. Altri resti archeologici sono sparsi nell' area della città e nelle adiacenze; il quartiere ad est accoglie un piccolo impianto termale del I sec. d.C. In contrada Vasalia sono i cospicui resti di una fornace del III sec. a.C. e poco lontani da essi i resti di alcuni locali per la decantazione dell'argilla e l'essiccamento dei mattoni; a una cinquantina di metri di distanza i resti di una casa privata forse del IV sec. a.C. Velia fù sede, dal V sec. A.C., della famosa scuola filosofica eleatica che, nata sulla scia del pensiero di Senofone di Colofone, diede continuità alla filosofia naturalistica ionica con i suoi più illustri rappresentanti Parmenide e Zenone. Parmenide di Elea fu anche legislatore. il Corptis delle sue leggi rifletteva l'idea di uno Stato conservatore ed. oligarchico, Strabone racconta che fu il "buon governo" di Parmenide ed in seguito di Zenone, a consentire a Velia di resistere, più tardi, ai Lucani e ai Poseidoniati, pure essendo inferiore per territorio e per numero di abitanti. Importanza fondamentale per la cultura eleatica rivesti la scuola medica collegata alla scuola filosofica parmenidea.
 
Perdifumo e Vatolla
La località, il cui nome deriva da "pie' di fiume", passata dai Normanni ai Sanseverino e distrutta durante la Guerra del Vespro (1282-1302). Dopo la congiura dei baroni, viene concessa da Federico D'Aragona al cavaliere napoletano Giacorno Guindacio. La chiesa madre, dedicata a S. Sisto, e stata quasi completamente ricostruita net 1962, mentre il convento di S. Maria degli Angeli, fondato nel 1635 e ricordato per le opere d'arte contenute nella sua cappella. La frazione Camelia aveva, nel suo comprensorio, un convento di Agostiniani, le cui rendite, dopa la soppressione del 1652, vengono trasferite alla chiesa di S. Nazario (XII sec.). Degna di nota e anche la fontana pubblica (1536). La frazione Mercato Cilento prende il nome dall'antico ed importante mercato che vi si svolgeva di sabato ed e nota anche per il convento costruito nel 1472 accanto alla chiesa della Madonna del Carmine. La frazione Vatolla, conserva due antichi frammenti marmorei romani di sarcofago. La localita e conosciuta soprattutto per il palazzo De Vargas Machucca, ave Gianbattista Vico per alcuni anni (1686-1695) fu istitutore dei figli del marchese Domenico Rocca. Da visitare anche il Museo rurale e contadino.